Dolore pelvico cronico, Blasioli: Abbiamo migliorato il testo. Oggi l'Abruzzo fa un primo passo
21 aprile 2026 - 16:09

(ACRA) - “Abbiamo lavorato con determinazione per migliorare la norma regionale abruzzese sul dolore pelvico cronico e per fare in modo che fossero recepite le indicazioni del Comitato Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo: una voce fondamentale per costruire una buona legge, che non può prescindere dall’ascolto di chi vive ogni giorno questa patologia. La destra, nei lavori di Commissione, non ha ritenuto di ascoltare le loro richieste, così le abbiamo portate noi all’interno della legge, presentando e ottenendo l’approvazione di una serie di emendamenti di merito. Ascoltando il Comitato, infatti, è emerso chiaramente che uno dei problemi più gravi della dolore pelvico è quello legato al ritardo diagnostico, che può trasformarsi in anni di attesa, sofferenza e solitudine per le persone. Un ritardo causato soprattutto dalla scarsa conoscenza della patologia tra i professionisti sanitari e dalla tendenza a classificare i sintomi come disturbi psicologici o psicosomatici, in assenza di lesioni visibili all’esame clinico. Grazie al nostro intervento, abbiamo quindi dotato la norma di un articolo dedicato alla formazione ad opera delle singole Asl e dell’Agenzia sanitaria regionale, del personale medico e sociosanitario, con un’attenzione particolare all’approccio interdisciplinare. Un risultato concreto, sostenuto anche da uno stanziamento di 20.000 euro per il 2026 per l’informazione dell’esistenza di questa legge e per i compiti dell’Osservatorio. Oggi abbiamo votato a favore del testo complessivo nella consapevolezza che la norma abruzzese rappresenta un importante primo passo nella giusta direzione, ma non la soluzione. L’obiettivo del tessuto normativo, sia nazionale che regionale, deve essere primariamente il riconoscimento della malattia all’interno dei LEA nel più breve tempo possibile”. Ad affermarlo è il Vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Blasioli (PD), che spiega nel dettaglio: “L’impatto della patologia sulla qualità della vita è severo: compromette la vita familiare, lavorativa, sociale e relazionale. Nonostante il suo impatto nella quotidianità delle persone, il dolore pelvico e le patologie correlate, non rientrano attualmente nei LEA come malattie croniche e invalidanti. Questo comporta che tutte le prestazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative connesse a tali patologie siano interamente a carico delle pazienti. La situazione è tanto più paradossale se si considera che patologie analoghe per impatto clinico e meccanismi fisiopatologici, come l’endometriosi e la cistite interstiziale, sono già riconosciute nei LEA con relativa esenzione dal ticket. Non parliamo di una patologia rara – spiega ancora Blasioli – ma di una malattia ancora largamente sottostimata. Le stime più aggiornate indicano che colpisce tra il 10% e il 15% delle donne, con percentuali ancora più alte nella fascia tra i 18 e i 64 anni. In Italia circa 4 milioni di donne soffrono di vulvodinia. Accanto a questa patologia c’è la neuropatia del pudendo, una sindrome legata al dolore pelvico cronico, che può colpire donne e uomini e che resta anch’essa sottodiagnosticata per l’assenza di un sistema nazionale di raccolta dati. Numeri di questa portata ci dicono che non siamo di fronte a un problema marginale, ma a una condizione diffusa che chiede riconoscimento, formazione adeguata e risposte concrete da parte delle istituzioni. Oggi – conclude Blasioli – il Consiglio regionale abruzzese ha compiuto un primo passo importante e vigileremo con attenzione sulla reale attuazione delle prescrizioni contenute nella norma, da parte della Regione Abruzzo e delle Asl, consapevoli che questa legge non può e non deve essere considerata un punto di arrivo. Dobbiamo lavorare ancora molto. Auspico che la maggioranza capisca che questa è una battaglia che non si vince senza ascolto: è indispensabile che le istituzioni continuino a confrontarsi con chi questa patologia la vive ogni giorno e con il Comitato Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo, che rappresenta una competenza insostituibile e una voce autorevole. Solo mettendo al centro le persone, la conoscenza scientifica e il diritto alla cura si possono costruire politiche sanitarie giuste ed efficaci”. (com/red)