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Giornata abruzzesi nel mondo, Monaco: Indifferenza di Giunta e Consiglio regionale

06 agosto 2026 - 13:03

(ACRA) - "Nel silenzio delle istituzioni e senza un euro di risorse per le politiche migratorie, la data simbolo della nostra diaspora si riduce a una passerella vuota: «L'emigrazione non è una favola, ma il sintomo di una terra che continua a far fuggire i propri figli. Il 5 agosto, Giornata degli Abruzzesi nel Mondo, è ormai solo una passerella vuota". E' quanto si legge in una nota del consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra e componente del CRAM, Alessio Monaco, che "bolla una ricorrenza che si consuma nell’indifferenza generale del Consiglio e della Giunta regionale. Proprio quel Consiglio che nel 2011, con l'approvazione della Legge Regionale n. 4/2011, ha istituito questa giornata con l'obiettivo dichiarato di rafforzare l'identità e rinsaldare i legami con la terra d'origine, oggi dimentica persino di celebrarla. Anno dopo anno, le istituzioni hanno ridotto questa ricorrenza a una pura formalità burocratica che ignora l'amarezza di chi parte e segna l'abbandono totale delle politiche migratorie. Un silenzio istituzionale che va spezzato per restituire verità e dignità a un fenomeno che coinvolge oltre 1,3 milioni di abruzzesi e i loro discendenti in Italia e nel mondo. Basta con la favola rassicurante e edulcorata dell'emigrazione. È ora di smantellare questa narrazione di comodo. Serve - prosegue Monaco - superare con forza quella retorica che per decenni ha raccontato l'emigrazione abruzzese solo attraverso le storie di successo e i sogni americani realizzati. La realtà storica è ben diversa: nessuno lascia la propria casa, il proprio paese e i propri affetti per piacere. L’emigrazione abruzzese in Italia e nel mondo è stata, ed è tuttora, un'amara necessità, la scelta sofferta di chi è stato costretto a fuggire perché la propria terra non era in grado di offrire dignità, lavoro e futuro. Per ogni successo sbandierato ci sono state migliaia di storie di sofferenza silenziosa, di discriminazione, di isolamento e di fallimento umano. Dalle buie gallerie delle miniere di Monongah e Marcinelle fino ai cantieri isolati d'oltremare, generazioni di abruzzesi hanno pagato con la salute e con la vita il prezzo del pane, senza mai conoscere alcun riscatto. I numeri raccontano un vero e proprio esodo: dal primo dopoguerra in poi, oltre 1,3 milioni di abruzzesi hanno abbandonato la regione per cercare fortuna altrove, dando vita a immense e storiche comunità. In Sud America, l'Argentina rappresenta il cuore battente della diaspora abruzzese (con presenze imponenti a Buenos Aires, Rosario e La Plata), seguita da presenze fortissime in Brasile e Venezuela. Nel Nord America spiccano le storiche comunità negli Stati Uniti (in particolare in Pennsylvania, New York e New Jersey) e in Canada (specie nell'area metropolitana di Toronto e in Ontario), mentre in Europa generazioni di nostri conterranei hanno popolato Belgio (legato alla memoria mineraria della Vallonia), Germania, Svizzera e Francia, senza dimenticare l'Australia (con i poli di Sydney e Melbourne). Ma la diaspora abruzzese è anche un'imponente realtà interna al nostro Paese: una grandissima comunità vive infatti fuori dai confini regionali ma entro i confini nazionali. La concentrazione più elevata si registra nel Lazio, con l'area metropolitana di Roma che rappresenta in assoluto la prima meta di approdo storica e contemporanea per studenti, lavoratori e dipendenti pubblici, seguita da importanti flussi diretti verso la Lombardia (specie nell'area milanese), l'Emilia-Romagna (attratta dal polo universitario e industriale) e il Piemonte (meta dei flussi industriali del secondo dopoguerra). Una "seconda regione" sterminata che ha impoverito il territorio d'origine delle sue migliori energie. Proprio per coordinare, tutelare e mantenere vivo il legame con questa rete globale era nato il CRAM (Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo), disciplinato dalla Legge Regionale n. 47/2004. Un organismo istituzionale concepito per dare voce e rappresentanza a oltre 100 associazioni e "focolari" abruzzesi sparsi in tutto il pianeta, con il compito di promuovere scambi culturali tra giovani, sostenere la memoria storica, aiutare le comunità all'estero in momenti di crisi e favorire il "turismo delle radici. Oggi, però, di quel progetto resta ben poco: sotto la gestione della Giunta Marsilio e l'indifferenza del Consiglio, il CRAM è stato progressivamente svuotato e privato di peso politico. I capitoli di bilancio destinati alle politiche migratorie sono stati drasticamente azzerati o ridotti a cifre irrisorie. Celebrare il 5 agosto senza mettere a disposizione un solo euro significa perpetrare una finzione burocratica che offende la memoria di chi è partito ieri con le valigie di cartone e mortifica i nostri giovani che continuano a fuggire oggi. Basta con le celebrazioni di facciata. La richiesta al Governo e al Consiglio regionale è chiara: servono il ripristino immediato dei fondi per il CRAM e per la legge sull'emigrazione, unitamente a una visione strategica capace di agganciare i giovani talenti all'estero e creare vere opportunità di rientro. È tempo che le istituzioni tornino ad affrontare il tema dell'emigrazione con rispetto, analisi critica e profonda umanità". (com/red) 

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