Aree interne, Di Marco annuncia interpellanza: "Altro che legge sulla montagna 26 centri fuori"
18 febbraio 2026 - 15:21

(ACRA) - “Quella presentata oggi dal presidente Marco Marsilio e dall’assessore Roberto Santangelo come ‘legge regionale sulla montagna’ somiglia più a una riproposizione, in chiave rassicurante, della logica che accompagna la riforma nazionale sulla classificazione dei Comuni montani e che continua a lasciare fuori 26 Comuni abruzzesi, territori veri di montagna che rischiano di perdere, dal 2027, una qualificazione fondamentale per il loro sviluppo” rileva in una nota il consigliere Antonio Di Marco (PD). “Siamo vicini alle preoccupazioni espresse dai sindaci e condividiamo pienamente il senso dell’allarme che hanno sollevato nella missiva inviata a tutto il Consiglio e la Giunta regionali. Preoccupati perché dietro gli annunci odierni - scrive - non emergono strumenti concreti, né coperture certe, né modalità operative capaci di garantire che la perdita della ‘montanità’ non si traduca in uno svantaggio strutturale come tutti temiamo. Al fine di avere risposte precise, presenterò un’interpellanza sul tema”, annuncia il consigliere. “Una conferenza per continuare a dire che: non verranno persi servizi, non verranno chiuse scuole, resteranno accessibili altri fondi, ma come? Con quali atti? Con quali risorse vincolate? Con quale certezza normativa? Rassicurazioni solo verbali non bastano – sottolinea Di Marco - . Soprattutto quando si afferma che ‘non tutti i Comuni possono essere montani’, come se la montanità fosse una categoria teorica e non una condizione reale fatta di isolamento, fragilità demografica, difficoltà infrastrutturali e costi più alti per cittadini e imprese. Il punto politico vero è il metodo. Oggi pensavamo, da come la notizia era stata presentata alla stampa, che ci trovassimo di fronte a una nuova legge regionale sulla montagna, pronti ad analizzarne i contenuti, invece, si è presentata la minestra governativa riscaldata, con un impianto che impatta meno della prima stesura, ma resta indigesto perché interviene in modo diretto e forte sui territori e questo senza coinvolgere: il Consiglio regionale, il comitato legislativo che da mesi lavora proprio su queste tematiche, i Comuni che in quelle sedi sono stati ascoltati. Un organismo che aveva già affrontato e condiviso queste questioni con i sindaci è stato completamente ignorato. Ci viene detto che inizialmente erano 58 i Comuni esclusi in Italia e che ora sono diventati 27, con 22 recuperati in Abruzzo. Ma resta il dato politico: 26 Comuni abruzzesi restano fuori. E su di loro oggi non è stata fornita alcuna garanzia attuativa reale”. “Dire che potranno accedere ad altri canali di finanziamento, rigenerazione urbana, mobilità, energia o strategie territoriali, non equivale a dire che non subiranno conseguenze. Perché quei fondi: non sono automatici, non sono equivalenti, non sono strutturali, necessitano copertura. E soprattutto non sostituiscono la perdita di status. Il rischio è evidente: trasformare una scelta classificatoria imposta dal governo amico, in un arretramento silenzioso dei territori più fragili su cui si dovrebbe invece intervenire a tutela. Per questo nell’interpellanza chiederò: quali risorse vincolate saranno destinate ai Comuni esclusi, quali misure normative garantiranno il mantenimento dei servizi, quale sarà il ruolo della Regione nella trattativa ancora aperta e soprattutto perché il Consiglio regionale è stato escluso da un tema che riguarda direttamente il futuro delle aree interne. Le comunità montane non crescono con la propaganda” conclude Di Marco. (com/red)