Alessandrini: Il caso del 17enne di Pescara non è un fatto isolato
31 marzo 2026 - 17:08

(ACRA) - “La notizia dell'arresto di un diciassettenne pescarese, ora residente in Umbria, che stava pianificando una strage in una scuola della nostra città, il liceo Misticoni, mi ha colpito profondamente. Non si può restare in silenzio di fronte a quanto emerge dalle carte dell'inchiesta: un ragazzo cresciuto nell'ombra di canali Telegram e chat WhatsApp infarciti di ideologia neofascista, neonazista, suprematista, misogina. Un ragazzo che celebrava stragisti come eroi e si preparava a emularli. Purtroppo, non è follia isolata. È il prodotto di anni di veleno sistematicamente diffuso in rete e troppo spesso giustificato e tollerato”. Ad affermarlo è Erika Alessandrini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle. “Solo grazie alla capacità investigative del ROS dell’Arma dei Carabinieri non abbiamo assistito ad una strage sul modello di quelle che più volte si sono verificate negli Stati Uniti o in altre nazioni, anche europee - osserva Alessandrini - Per questo, sono grata al nostro personale della forza pubblica specializzato in antiterrorismo che ha agito con grande professionalità ed efficacia anche in questa occasione, fermando il potenziale giovane assassino prima che entrasse in azione”. Per la consigliera del M5S, “da troppo tempo assistiamo alla normalizzazione di linguaggi e contenuti d'odio che circolano indisturbati sulle piattaforme digitali: messaggi omofobi, xenofobi, razzisti, misogini. Contenuti che non nascono dal nulla, ma vengono alimentati da una cultura politica - quella della destra estrema - che ha costruito il proprio consenso sulla polarizzazione, sulla paura, sulla semplificazione brutale di temi complessi come l'immigrazione, i diritti civili, la tutela dell’ambiente. E che, sfuggita ad ogni controllo, è arrivata a mettere nel mirino la stessa premier Meloni. Per anni, i rappresentanti politici di destra ci hanno detto che si trattava solo di provocazioni, di satira o goliardia e che andava salvaguardata sempre la libertà di espressione. Il risultato è un diciassettenne abruzzese che pianificava una carneficina nel suo vecchio liceo e si addestrava nel mondo virtuale dei videogiochi, sul modello di una strage vera, quella di Christchurch, in Nuova Zelanda, che ha causato la morte di 51 persone e il ferimento di altre 89. Un attentato islamofobo realizzato da un uomo legato a formazioni neofasciste. Non possiamo accettarlo. Non possiamo continuare a fare finta che non esista un filo diretto tra la propaganda d'odio che si diffonde ogni giorno sui social — spesso con il placet, esplicito o implicito, di ambienti politici che di quell'odio si nutrono — e la radicalizzazione violenta dei più giovani”. “Chiedo con forza alle istituzioni nazionali di assumersi finalmente la responsabilità che compete loro” afferma Erika Alessandrini, “a partire dall'approvazione del DDL Social, occorre dotare le scuole abruzzesi di strumenti reali di educazione al pensiero critico e alla cittadinanza digitale, sostenere le famiglie nel contrasto alla radicalizzazione online, e contrastare con ogni mezzo legale le reti di indottrinamento neonaziste e suprematiste che reclutano minorenni su Telegram e WhatsApp. Allo stesso tempo, come consigliere regionale lavorerò affinché la Regione Abruzzo sia in prima linea su questi temi anche con proprie iniziative, oltre a sollecitare Parlamento e Governo nazionale”. “La nostra regione non può e non deve essere terreno fertile per l'odio. La vicenda di questo ragazzo è uno specchio scomodo che ci mostra dove porta il silenzio complice di chi, in nome del consenso, ha sdoganato l'intolleranza. È tempo di chiamare le cose con il loro nome”, conclude la consigliera Alessandrini. (com/red)