Case e Ospedali di Comunità a Scafa e San Valentino, la visita ispettiva di Blasioli
20 luglio 2026 - 08:43

(ACRA) – “Stanze vuote, corridoi deserti, letti ammassati al centro della stanza. In sottofondo rumore di cantieri attivi, che rivelano lavori ancora in corso. E ancora impalcature, tubi scoperti e perdite d’acqua. È questo quello che abbiamo trovato nel corso della visita ispettiva nell'ospedale di Comunità di San Valentino in Abruzzo Citeriore che ci si è palesato come un edificio fantasma, senza nessun ricoverato e con pochissimo personale, fermo in attesa che qualcosa si muova. Eppure qui, in questi spazi, poche settimane fa tutto il centrodestra abruzzese in pompa magna ha inaugurato la struttura parlando di svolta, trionfo, risposte concrete e altre chiacchiere” riporta a seguito di una conferenza stampa, il vice presidente del Consiglio regionale Antonio Blasioli. “In grande spolvero il presidente Marsilio, il presidente del Consiglio regionale Sospiri, l’assessore regionale alla sanità Verì, e i vertici Asl, si sono vicendevolmente scambiati pacche sulle spalle e incensati con dichiarazioni auto celebrative. E cosa rimane di quella pantomima per i pazienti? Niente, solo un set cinematografico per la durata di un tg. Una vergogna – aggiunge - l’ennesima di questo centrodestra, che fa il paio con la situazione che abbiamo trovato a Scafa, dove dovrebbe sorgere una Casa di Comunità. Lì ci siamo trovati addirittura davanti a un cantiere ancora aperto, con una struttura impossibile da visitare proprio per i lavori in corso. Almeno a Scafa c’è stata la decenza di non inaugurare, ma forse solo per non sporcarsi le scarpe di fango e catrame”. “Il progetto dell’ospedale di Comunità di San Valentino, da realizzarsi presso il secondo piano del polo sanitario già presente e attivo nel Comune, è stato approvato dalla Asl con Delibera n. 494 del 31 marzo 2023, per un importo complessivo di 2,238 milioni di euro, finanziati nell’ambito della Missione 6 del Pnrr. I lavori previsti - rileva Blasioli - riguardavano l’intera struttura, da adeguare sismicamente e al livello impiantistico. Quindi non solo il secondo piano, nel quale è prevista la collocazione dell’ospedale di comunità. Il verbale di riconsegna dei lavori da parte della ditta affidataria, che porta la data del 22 giugno, fa però riferimento esclusivamente al piano secondo. Basta infatti recarsi presso la struttura, come abbiamo fatto noi, per trovare aree di cantiere intercluse al passaggio delle persone, ponteggi, operai al lavoro sulle parti interne. Poiché anche questi lavori facevano parte del finanziamento del Pnrr per l’ospedale di comunità, non essendo stati completati, bisognerà comprendere a carico di chi saranno – immaginiamo della Asl – e con quali risorse saranno pagati”. “Stupisce tuttavia - aggiunge - trovare operai ancora al lavoro anche al secondo piano, quello inaugurato e che, stando alla dichiarazione del Direttore Generale della Asl, dovrebbe essere già attivo e operante a pieno servizio. Le stanze hanno i nuovi letti, tutti accentrati nel mezzo delle stanze vuote. Ci sono pozzanghere d’acqua a terra, operai ancora a lavoro sull’impianto elettrico, mancano doccini e rubinetti nei bagni, ma soprattutto mancano dotazioni strumentali e tecnologiche quale per esempio l’apparecchio radiologico portatile e le carrozzine, delle quali viene assicurata la presenza nell’allegato alla delibera Asl n. 1036 del 30 giugno 2026. Tra l’altro, gravissimo, mancano anche i 20 dispositivi di somministrazione dell’ossigeno ad alti flussi murari, fondamentale in quanto farmaco salvavita in casi di insufficienza respiratoria. La loro disponibilità immediata è fondamentale, mentre nei corridoi sono invece presenti delle bombole che comunque non assicurano più di un paio d’ore di autonomia in casi di emergenza”. “In questa situazione assurda non c’è traccia di un solo ricoverato, ma l’ospedale dovrebbe ospitarne fino a 20. Nella Delibera n. 1022 del 30 giugno, con la quale viene organizzata la turnazione aggiuntiva dei medici per la prima fase di attivazione – ricostruisce il vice presidente - si afferma che questa sarebbe dovuta partire dal 15 luglio ovvero dalla data di effettiva presenza dei pazienti. Dunque, al 30 giugno esisteva l’ipotesi di portare i pazienti nell’ospedale dal 15 luglio, ipotesi che non si è verificata, a testimonianza di una situazione effettivamente ancora precaria e di una struttura ancora da completare. L’Ospedale non è assolutamente pronto e a mio avviso è difficile che l’opera possa essere conforme alle previsioni del Contratto istituzionale di Sviluppo (CIS), il documento in cui vengono esplicitati i target e gli obiettivi delle opere finanziate con PNRR”. “Nell’accesso agli atti - prosegue - c’è stata fornita inoltre una dichiarazione del Direttore Generale Asl, già citata, e che troviamo allegata alla Delibera Asl n. 1029 del 30 giugno 2026, con la quale dichiara, tra le altre: il completamento dell’opera in conformità al Cis; che i servizi dell’Ospedale sono attivi a partire dal 30 giugno 2026; che le attrezzature e le strumentazioni mediche e diagnostiche necessarie al funzionamento del servizio sono state installate e sono operative. Dichiarazioni su cui oggettivamente riteniamo lecito avere più di un dubbio, alla luce della situazione che abbiamo trovato”. “Su una cosa però la Asl di Pescara è stata ineffabile. Con delibera n. 978 del 26 giugno 2026 – prosegue ancora - ha assunto il personale del comparto sanitario, 8 infermieri, 6 oss e 1 fisioterapista, con contratto a tempo determinato fino al 31 dicembre 2026. Nel corso della visita ispettiva abbiamo riscontrato che il personale è effettivamente presente dal 1 luglio, ma non riusciamo a spiegarci cosa faccia, visto che i lavori sono ancora in alto mare e di ricoverati non si vede l’ombra”. “Nella stessa giornata, subito dopo la visita ispettiva a San Valentino, - riferisce - abbiamo fatto visita anche alla Casa di Comunità di Scafa, anch’essa formalmente attiva dal 30 giugno, ma che almeno hanno avuto il buongusto di non inaugurare, e abbiamo capito il perché. Mancano cartelli di cantiere, ma gli operai sono al lavoro sotto il sole senza sosta, come ho verificato di persona, sugli allacci fognari, anche se la Casa di Comunità doveva essere terminata il 30 giugno 2026 e dalla documentazione risulta operativa a quella data. La struttura invece non è operativa, è evidente che sia solo uno scatolone vuoto, nonostante la delibera Asl n. 1031 del 30 giugno affermi il contrario. Una dichiarazione che si scontra con i lavori in corso, dei quali abbiamo avuto prova diretta. Non si trovano neanche le apparecchiature per la diagnostica di primo livello e i servizi per la telemedicina, che pure dovrebbero essere presenti. Come per l’Ospedale di Comunità di San Valentino, anche in questo caso, alla delibera, è allegata la dichiarazione del Direttore Generale che certifica, tra le altre: il completamento dell’opera in conformità al Cis; che i servizi della Casa di Comunità sono attivi a partire dal 30 giugno 2026; che le attrezzature e le strumentazioni mediche e diagnostiche necessarie al funzionamento del servizio sono state installate e sono operative. In questo caso, però, nella Delibera viene fatta una specifica, ‘i servizi descritti nella predetta dichiarazione di attivazione sono già attivi, nelle more del completamento delle necessarie attività di allestimento della nuova struttura, presso il CERS di Scafa a far data dal 30 giugno 2026 e sono in fase di trasferimento presso la nuova struttura, sede della Casa della Comunità; il trasferimento si concluderà entro i primi giorni del mese di luglio 2026’. Appare tuttavia singolare - sottolinea - certificare che i servizi sono attivi in un’altra struttura: con questo criterio, praticamente si sarebbe potuto certificare anche l’avvio di una struttura di cui esistono solo le fondamenta. E comunque, a ormai metà luglio, questo trasferimento non è avvenuto. Dall’accesso agli atti eseguito presso il Dipartimento Sanità risulta inoltre il verbale di ultimazione dei lavori, certificato dal Direttore dei Lavori il 26 giugno, che sicuramente ci sembra un po’ in contrasto con quanto visto e fotografato nel corso della visita ispettiva, almeno per quel che riguarda le lavorazioni esterne, date per ultimate il 26 giugno e che al 16 luglio erano ancora in altissimo mare”. “Insomma, lo stato di queste due strutture fondamentali per la medicina territoriale ci sembra tutt’altro che operativo e ciò che ho visto con i miei occhi lascia più di un dubbio sulla correttezza delle dichiarazioni rese dai vertici della Asl e sulla effettiva operatività. Per questo, ho presentato una interpellanza urgente in Consiglio regionale, sperando che arrivino risposte vere ed esaustive che non mi costringano a chiedere una commissione di vigilanza. Nel frattempo, continuerò a verificare gli atti degli altri ospedali e Case di Comunità, sperando che i fondi PNRR persi vengano presto sostituiti da fondi regionali per la realizzazione di queste strutture. Una cosa è certa – conclude Blasioli – il centrodestra continua a utilizzare la sanità come strumento di propaganda, a danno della corretta informazione dei cittadini, degli utenti e persino degli operatori sanitari. Assistiamo a una rappresentazione costruita ad arte per mostrare una realtà che purtroppo non esiste. Viene in mente il film del 1962 ‘Gli anni ruggenti’ di Luigi Zampa, quando il podestà interpretato da Gino Cervi spostava le mandrie da una fattoria all’altra per far credere che tutto andasse a meraviglia, a quello che pensava un ispettore ministeriale, interpretato da Nino Manfredi. Con questo centrodestra in Abruzzo siamo arrivati alla parodia della parodia, ma a metterla in scena non sono Cervi e Manfredi per strapparci una risata, ma amministratori e rappresentanti istituzionali che dovrebbero garantire il diritto alla salute e l'accesso alle cure. E davanti a ci soffre, rinuncia a curarsi,o attende mesi e anni una visita, non c’è proprio niente da ridere”. (com/red)