Riforma dell'acqua, M5S lascia l'aula: nessun vero piano di riduzione gestori da relazione Ersi
06 agosto 2026 - 09:46

(ACRA) – “Altro che due gestori o uno solo. La relazione predisposta dall'Ersi richiama ripetutamente le indicazioni dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, della Corte dei conti, di Arera, della giurisprudenza amministrativa e perfino della Commissione Visconti del 1994, tutte accomunate dalla necessità di superare l'attuale frammentazione gestionale e perseguire il principio dell'unicità della gestione. Eppure, nelle conclusioni, la stessa relazione approda a una proposta che, nei fatti, cristallizza la presenza degli attuali sei gestori, limitandosi a ricollocarli all'interno di due sub-ambiti senza una reale riduzione delle strutture gestionali e dei centri decisionali. In sostanza, si cambia tutto perché nulla cambi. A questa operazione non intendiamo prestare il fianco”. Lo dichiarano i consiglieri regionali del M5S Francesco Taglieri e Erika Alessandrini, che, si legge in una nota stampa “hanno scelto di lasciare l'aula e non partecipare all'espressione del parere richiesto alle Commissioni congiunte prima e seconda sullo studio predisposto dall'Ersi, il cui iter proseguirà ora con il successivo esame della Giunta regionale”. "Più che una riforma, siamo di fronte a un'occasione mancata per mettere davvero ordine nel servizio idrico regionale. Nonostante le nostre osservazioni e i contributi emersi durante i lavori delle Commissioni, la maggioranza non è stata in grado di costruire un modello capace di ridurre realmente il numero dei gestori, eliminando inefficienze, duplicazioni di costi e ritardi, e dando vita a una struttura industrialmente forte, moderna e adeguata alle sfide del settore" aggiungono. "La riduzione dei gestori, infatti, non risponde soltanto a un'esigenza di contenimento dei costi, pur rilevante, ma rappresenta soprattutto una condizione essenziale per evitare il ricorso alle gare. Se si dovesse arrivare a una procedura di gara, l'ingresso dei soggetti privati nella gestione dell'acqua pubblica diverrebbe infatti un esito pressoché inevitabile. Al contrario, una vera aggregazione – rilevano - consentirebbe di costruire una realtà industrialmente più forte e in grado di soddisfare i requisiti richiesti da Arera: capacità industriale, solidità economico-finanziaria, stabilità organizzativa, sostenibilità e convenienza tariffaria”. “Mantenere, di fatto, l'attuale frammentazione, come rischia di avvenire con questo modello, significa esporre il sistema idrico regionale a criticità rilevanti e indebolire la tutela dell'acqua pubblica, che dovrebbe invece rappresentare l'obiettivo prioritario di qualsiasi riforma”, concludono. (com/red)