PD regionale e gruppo consiliare in replica su dati Agenas: "Brucchi inganna raccontando solo i dati positivi"
22 luglio 2026 - 12:45

(ACRA) - "Ancora una volta assistiamo allo stesso copione: si sceglie con cura solo l'indicatore che fa comodo e si costruisce attorno un racconto rassicurante che con la realtà della sanità abruzzese ha poco a che fare. Il direttore dell'Agenzia sanitaria regionale Brucchi oggi si vanta delle prime visite in classe U e B, ma di tutto il resto - che è la parte più consistente e più drammatica del report Agenas - non dice una parola", dichiara il capogruppo del PD in Consiglio regionale Silvio Paolucci, con i colleghi Antonio Blasioli, Dino Pepe, Antonio Di Marco, Pierpaolo Pietrucci, Sandro Mariani ed il segretario regionale del partito Daniele Marinelli. "Partiamo da un dato che Brucchi si guarda bene dal citare: gli esami diagnostici. Mentre lui parla di “agende aperte fino al 2030” come fosse un vanto, i numeri reali di Agenas dicono che l'Abruzzo nel 2026 è terzultimo in Italia, con un crollo di oltre 17 punti percentuali rispetto all'anno precedente, il peggior trend nazionale, quasi il doppio del secondo peggior risultato. Mentre l'Italia migliora, l'Abruzzo va in controtendenza e precipita quasi 20 punti sotto la media nazionale. Altro che ‘ben al di sopra della media nazionale’: su questo indicatore siamo un abisso. Non solo, ad esempio per ad esempio sulle visite specialistiche, non solo arretriamo, in totale controtendenza rispetto al Paese, finendo in fondo alla classifica nazionale, ma il dato che dovrebbe far vergognare la giunta Marsilio è un altro – rilevano - e guarda caso non compare mai nelle dichiarazioni di Brucchi: quello sulle prescrizioni che non diventano mai prenotazione. In Abruzzo solo un terzo delle prescrizioni di prima visita si trasforma in un appuntamento effettivo, il dato peggiore d'Italia, la metà rispetto alla Provincia di Bolzano e ben sotto la media nazionale. Su tre prescrizioni, due spariscono nel nulla: significa che il cittadino rinuncia alla cura, oppure va a pagarla di tasca propria nel privato. Questo è il vero volto delle liste d'attesa in Abruzzo, non le percentuali estrapolate ad arte su classe U e B. Anche restando sulle classi di priorità che la Regione cita per vantarsi, basta guardare quelle che Brucchi non nomina per capire il quadro reale: sulla priorità D, quella differibile entro 30 giorni, oltre un paziente su tre non viene visto in tempo. E persino sulla priorità P, quella programmata, il sistema non riesce a smaltire una prestazione su sei. Non è un sistema che funziona ‘oltre la media’, è un sistema che tiene in piedi solo le urgenze più immediate e lascia indietro tutto il resto”. “Non è un problema di un semestre: nel 2025 eravamo già in difficoltà, nel 2026 su quasi tutti gli indicatori che contano davvero siamo scesi ancora, in controtendenza rispetto al resto del Paese che invece migliora. Questa non è normale amministrazione – proseguo no gli esponenti dem - è un sistema che sta smettendo di garantire equità di accesso alle cure ai cittadini abruzzesi. Perché i cittadini abruzzesi aspettano mesi per un esame, o rinunciano, o sono costretti a pagare di tasca propria nel privato, questa differenza la vivono ogni giorno sulla propria pelle. E non ci sembra siano ragioni di vanto. Non lo diciamo soltanto noi. Anche Federconsumatori Abruzzo, che con i cittadini ha un rapporto quotidiano fatto di sportelli e segnalazioni reali, ha smontato punto per punto la stessa narrazione con un documento durissimo. Il fatto che un'associazione di consumatori, con un osservatorio diretto e quotidiano sui cittadini, arrivi con dati alla mano alle nostre stesse conclusioni, conferma che non si tratta di polemica politica, ma di un problema strutturale reale, verificabile e ormai riconosciuto da chiunque guardi i dati Agenas senza filtri di convenienza”. “Urge un tavolo di confronto vero con le parti sociali: una richiesta che rilanciamo in Consiglio regionale. Il problema delle liste di attesa, insieme alle altre profonde ferite della sanità abruzzese, sta mettendo concretamente a rischio il diritto alla salute di ogni abruzzese". (com/red)