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Prisoners' Justice Day, a Pescara il momento di confronto promosso dal garante Monia Scalera

10 agosto 2026 - 14:20

(ACRA) -  In occasione del Prisoners’ Justice Day, la giornata internazionale dedicata alla giustizia nelle carceri e al ricordo delle persone che hanno perso la vita durante la detenzione, si è svolto oggi, presso la Sala Corradino d’Ascanio del Palazzo del Consiglio regionale a Pescara, il momento di riflessione e confronto promosso dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Abruzzo, Monia Scalera.

L’incontro si è aperto con un momento particolarmente solenne e significativo: Scalera ha pronunciato, uno per uno, i nomi di tutte le persone detenute che hanno perso la vita in vinculis negli ultimi due anni in Abruzzo. “Un elenco di nomi, di storie e di vite che non potevano essere ridotte a semplici numeri” ha sottolineato. Al termine della lettura, la sala ha osservato un minuto di silenzio in loro memoria. “Pronunciare quei nomi – ha sottolineato il Garante – significa restituire un volto e una dignità a persone che non ci sono più e ricordare che dietro ogni numero c’è una vita, una famiglia, una storia. Il silenzio che è seguito alla lettura dei loro nomi è stato un silenzio di rispetto, ma anche un silenzio che deve interrogarci e richiamare tutti alle nostre responsabilità”.

All’iniziativa hanno partecipato anche l’assessore regionale alle Politiche sociali Roberto Santangelo, Renata De Rugeriis Juarez per Amnesty International – Circoscrizione Abruzzo e Molise, Adele Di Rocco per l’associazione Codice Rosso ed Edoardo Margiotta per l’associazione Volontari Peligni ETS. Ma soprattutto, hanno partecipato i familiari di due persone che hanno perso la vita mentre si trovavano sottoposte a restrizione della libertà personale: Patrick Guarnieri e Domenico Di Rocco. La loro presenza e le loro testimonianze hanno rappresentato il momento più intenso e significativo dell’incontro, riportando al centro della riflessione non solo i numeri e le statistiche, ma i volti, le storie e il dolore di chi continua a vivere le conseguenze di una perdita che non può e non deve essere dimenticata.

“Il Prisoners’ Justice Day – ha dichiarato il garante Monia Scalera – è un’occasione di memoria e di responsabilità. Ricordare chi ha perso la vita in carcere significa riaffermare un principio fondamentale dello Stato di diritto: la privazione della libertà non comporta mai la perdita della dignità della persona. Morire in carcere non può significare essere abbandonati in carcere. Lo Stato è chiamato a garantire il diritto alla vita, alla salute e alla cura di ogni persona affidata alla sua custodia”.

Nel corso dell’incontro è stato ribadito come le condizioni detentive incidano profondamente sul benessere fisico e psicologico delle persone ristrette e come fenomeni quali il sovraffollamento, la carenza di personale, le difficoltà di accesso alle cure e il disagio psichico rendano ancora più urgente un impegno condiviso delle istituzioni.

Un momento di particolare intensità è stato dedicato proprio alla memoria di Patrick Guarnieri e Domenico Di Rocco. Attraverso la presenza dei loro familiari, il ricordo è diventato testimonianza e la testimonianza si è trasformata in un appello forte affinché nessuna morte avvenuta durante la restrizione della libertà possa essere considerata soltanto una vicenda privata o un fatto da archiviare nel silenzio.

L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere una riflessione sul valore della dignità umana, sulla prevenzione del rischio suicidario, sul diritto alla salute e sulla necessità di un sistema penitenziario capace di coniugare sicurezza, umanità e percorsi di reinserimento sociale.

“La qualità di un sistema penitenziario – ha concluso Scalera – si misura dalla capacità di proteggere le persone più fragili. La memoria di chi non è più tornato a casa deve tradursi in un impegno concreto affinché la pena rimanga conforme ai principi costituzionali e non venga mai meno il rispetto della persona”.

La partecipazione dell’Assessore regionale alle Politiche sociali Roberto Santangelo ha testimoniato l’attenzione della Regione Abruzzo verso i temi della tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, dell’inclusione sociale e dell’umanizzazione della pena, nella consapevolezza che il rispetto della dignità umana rappresenta un valore fondamentale di ogni comunità democratica.

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