Paolucci su Tekne Ortona: "Se la Regione non agisce porteremo la vertenza in Consiglio"
05 febbraio 2026 - 11:19

(ACRA) – “La vertenza Tekne di Ortona ha ormai superato ogni soglia di tollerabilità istituzionale. Le preoccupazioni espresse dalla FIOM CGIL di Chieti sono fondate e fotografano una situazione che rischia di degenerare rapidamente, mentre Governo e Regione continuano a muoversi con un’inaccettabile inerzia”, così il capogruppo PD, Silvio Paolucci, “sulla mobilitazione di lavoratori e parti sociali sul futuro dell’azienda” si legge in una nota. “Dopo l’esercizio della Golden Power, che ha riconosciuto Tekne come azienda strategica per il Paese e per il comparto della difesa, blindando le quote – riferisce - ci si sarebbe aspettati un percorso immediato, chiaro e trasparente anche da parte regionale. Invece, a distanza di mesi, non solo non esiste alcun piano industriale condiviso, ma non ci sono atti concreti, né il tavolo istituzionale al MIMIT che era stato chiesto a settembre dal sindacato. Un silenzio politicamente e umanamente grave, perché riguarda circa 200 lavoratrici e lavoratori diretti, un indotto rilevante e un’azienda che dispone di un portafoglio ordini tale da garantire continuità produttiva per oltre dieci anni In questo quadro, la Regione Abruzzo non può continuare a restare defilata. Per questo chiedo con forza all’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, di riferire pubblicamente e con atti alla mano sulle iniziative che l’assessorato e la Giunta regionale stanno assumendo per affrontare e risolvere la vertenza Tekne”, aggiunge Paolucci. “È paradossale e inaccettabile che una realtà con queste potenzialità venga lasciata sospesa in un limbo di incertezza, alimentando tensioni sociali e paure legittime tra i lavoratori, per questo è necessario sapere se la Regione abbia formalmente sollecitato il Governo e il MIMIT – chiede - , se esistano interlocuzioni in corso, se siano state avviate verifiche sull’ipotesi di ingresso di Invitalia o sulla ricerca di un nuovo socio industriale, e soprattutto quali garanzie concrete si intendano dare sui livelli occupazionali, sulla continuità produttiva e sulla permanenza dell’azienda sul territorio”. “Non è più accettabile l’inerzia dopo la Golden Power e a fronte di indiscrezioni a mezzo stampa che fanno crescere l’allarme nello stabilimento. Il futuro di una realtà di tale importanza strategica non può essere gestito nel silenzio e lontano dal confronto democratico. Qui è in gioco la credibilità delle istituzioni, la tutela di un patrimonio industriale strategico e la tenuta sociale di un territorio. È il momento delle scelte e della responsabilità – conclude - non dei rinvii o, peggio, delle decisioni a porte chiuse”. (com/red)