Consorzio Sviluppo Industriale-ARAP, Taglieri: liquidano il Consorzio senza garanzie sui servizi
11 maggio 2026 - 09:21

(ACRA) – “Il caso del Consorzio Industriale Chieti-Pescara approda in Consiglio regionale in un clima sempre più carico di interrogativi politici, amministrativi e finanziari” interviene così, il capogruppo del M5S, Francesco Taglieri, sulla gestione del passaggio di competenze dal CSI all’ARAP. “L’articolo pubblicato da ‘Il Centro’ – rileva - fotografa una situazione estremamente delicata: oltre 21 milioni di euro di debiti per il CSI, una liquidazione coatta amministrativa già avviata dalla Giunta Marsilio e il progressivo trasferimento delle competenze all’ARAP, ente che a sua volta attraversa una crisi economica e organizzativa tutt’altro che marginale”. “Ma il vero nodo politico, oggi, non è soltanto la liquidazione del Consorzio,” secondo Taglieri “il punto centrale è capire come si immagina concretamente di garantire la continuità dei servizi nelle aree industriali più vaste e strategiche della provincia di Chieti-Pescara. Perché, al netto degli annunci e delle delibere, resta una domanda alla quale il centrodestra continua a non rispondere: con quali uomini, con quali mezzi, con quali risorse e con quale cronoprogramma si pensa di assorbire e gestire una realtà complessa come quella del CSI? L’area di cui si discute è da decenni in stato di totale abbandono. La crisi del CSI non è certo recente e i servizi sono stati progressivamente interrotti per mancanza di coperture economiche e di personale. Dalla documentazione depositata e dal dibattito emerso finora, però, non emerge alcun piano operativo realmente dettagliato. In ogni processo di questo tipo, la prima domanda che ci si pone è semplice: esiste oppure no un vero piano industriale?” si chiede il capogruppo. “L’ARAP, pur svolgendo funzioni pubbliche fondamentali per le aziende, vive esclusivamente di risorse proprie, senza alcun contributo stabile né statale né regionale”, osserva. “I canoni versati dalle imprese, a fronte dei servizi erogati, rappresentano di fatto l’unica fonte di sostentamento di questo ente pubblico economico. Si parla dell’assorbimento di appena tre persone, ma appare evidente che una struttura delle dimensioni del Consorzio Industriale Chieti-Pescara richieda ben altro: personale tecnico, uffici dedicati, capacità di progettazione, gestione delle gare, manutenzione ordinaria e straordinaria, investimenti infrastrutturali e presenza costante sul territorio. L’ARAP possiede certamente competenze tecniche sviluppate al proprio interno, ma la vera domanda è un’altra: sarà realmente in grado di assorbire un territorio così vasto e degradato, garantendo servizi adeguati?”, si chiede ancora. Per il consigliere, “è qui che la narrazione della maggioranza entra in evidente contraddizione con la realtà. Oggi ARAP già fatica a garantire i servizi ordinari nelle aree industriali di competenza, comprese quelle di Vasto-San Salvo, della Val di Sangro e delle altre aree produttive abruzzesi. Da un lato presidente e assessore continuano a vantare l’importanza strategica delle principali aree industriali della regione, che da sole producono una parte significativa del pil abruzzese; dall’altro fingono di non vedere le enormi difficoltà operative con cui ARAP è costretta quotidianamente a confrontarsi. A fronte dei canoni versati dalle aziende – basti pensare alla Val di Sangro – le manutenzioni di strade, verde pubblico e illuminazione vengono garantite tra mille difficoltà. Pochi uomini, senza mezzi d’opera adeguati, cercano ogni giorno di mantenere servizi essenziali in condizioni operative estremamente complicate. Mancano mezzi, risorse economiche e capacità immediata di investimento. Le imprese denunciano da anni criticità legate alla manutenzione delle strade, all’illuminazione, al decoro urbano industriale e agli interventi strutturali. In molti casi, le aziende hanno progressivamente smesso di versare i canoni proprio perché non ricevono più servizi adeguati. È una scelta certamente sbagliata, perché priva ulteriormente l’ente delle risorse necessarie per le manutenzioni, ma diventa comprensibile quando i servizi vengono meno”. “Se questo è il quadro attuale”, continua Taglieri, “immaginare che ARAP possa assorbire integralmente il CSI senza un robusto piano industriale, senza nuove risorse economiche e senza un significativo potenziamento organizzativo rischia di trasformarsi nell’ennesima operazione esclusivamente formale, scaricando ulteriormente i problemi sulle imprese e sui territori. La sensazione sempre più diffusa è che si sia scelta la strada della liquidazione senza aver definito realmente il ‘dopo’. Ed è questo l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda.” Taglieri pone “una serie di interrogativi alla Giunta Marsilio: chi governa dovrebbe spiegare con chiarezza: quali risorse pubbliche verranno stanziate; se la Regione interverrà economicamente almeno nella prima fase di transizione; quale sarà il modello gestionale previsto; se con gli stessi uomini si pensa davvero di gestire più aree industriali; quanti dipendenti saranno realmente necessari; se verranno assunti nuovi operai; come verranno garantite gare, manutenzioni e investimenti sulle nuove aree inglobate; e soprattutto se ARAP sia realmente pronta a fornire servizi e manutenzioni su territori abbandonati da decenni”. “Ad oggi, però, queste risposte non emergono né dagli atti né dalla relazione depositata. Ed è forse questo l’aspetto più grave: si procede verso una trasformazione radicale del sistema industriale abruzzese senza che imprese, amministratori locali e cittadini conoscano davvero quale sia il progetto concreto della Giunta Marsilio per il futuro delle aree produttive regionali. L’impressione è quella di assistere all’ennesimo commissariamento politico dell’assessore Tiziana Magnacca, dopo il clamoroso fallimento del progetto ‘ARUAP’, fortemente voluto dalla stessa Magnacca e poi progressivamente smontato persino all’interno della stessa maggioranza di centrodestra. Per mesi ci hanno raccontato una riforma epocale, salvo poi assistere a continui cambi di rotta, modifiche, retromarce e tensioni interne alla maggioranza stessa. Una frattura politica evidente, che oggi emerge ancora più chiaramente davanti all’assenza di una strategia concreta e sostenibile. E forse non era casuale che quel nome, ARUAP, letto al contrario facesse già ‘paura’: perché il rischio concreto era ed è quello di trascinare definitivamente nel caos gestionale anche un ente che già oggi fatica enormemente a garantire servizi essenziali alle imprese abruzzesi” prosegue il capogruppo. “Ancora una volta la propaganda ha preceduto la programmazione. Ancora una volta si annunciano rivoluzioni senza spiegare come verranno sostenute economicamente, organizzativamente e operativamente. E ancora una volta il prezzo dell’improvvisazione rischiano di pagarlo le aziende, i lavoratori e i territori produttivi dell’Abruzzo”, conclude Taglieri.(com/red)