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Concessioni demaniali, Alessandrini: Basta prendere in giro i balneatori. Supportare i Comuni

24 luglio 2026 - 12:45

(ACRA) - "La richiesta dei Comuni costieri e di ANCI Abruzzo di avere un bando tipo per tutti i Comuni costieri, risorse di personale ai Comuni per curare redazione, pubblicazione e istruttorie delle istanze dei concorrenti e valorizzazione degli investimenti effettuati, è pienamente condivisibile: gli enti locali non possono essere lasciati soli davanti a procedure complesse e responsabilità amministrative rilevanti. Proprio per questo la Regione, invece di proporre un nuovo disegno di legge che cerca di eludere le norme europee introducendo una disciplina che rischia di aumentare l’incertezza e far perdere tempo a tutti, dovrebbe garantire assistenza tecnica, risorse e regole chiare". Lo dichiara la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Erika Alessandrini, intervenendo sulla proposta di legge regionale relativa alle concessioni demaniali marittime. "Il testo del nuovo disegno di legge del centrodestra, da discutere in un prossimo Consiglio regionale, prevede che la Regione, entro quarantacinque giorni, calcoli su tutta la costa abruzzese il rapporto tra aree concessionate e aree libere. Se da questa ricognizione risultasse una presunta assenza di scarsità - a livello regionale - di spiagge disponibili per nuove concessioni, i Comuni, una volta escluso l’interesse transfrontaliero con le regioni vicine, dovrebbero prorogare le concessioni esistenti per una durata pari a quella prevista per le nuove assegnazioni. È questo il punto che solleva i dubbi più seri". Secondo Alessandrini, infatti, "una media regionale non può rappresentare automaticamente la situazione di tutti i Comuni costieri. Una porzione di costa può risultare formalmente libera, ma essere inaccessibile, erosa, rocciosa, sottoposta a vincoli ambientali o destinata alla libera balneazione. Al contrario, in alcuni Comuni turistici quasi tutte le aree realmente utilizzabili possono essere già occupate. Confondere la costa libera con la costa effettivamente concedibile rischia di produrre una valutazione astratta e fuorviante e non rispondere alla direttiva europea Bolkestein che, in casi di aree scarse e quindi divenute di esclusività dei concessionari che le detengono anche da decenni, impone la gara e nuovi affidamenti". "La più recente disciplina calabrese, descritta come riferimento per l'Abruzzo, attribuisce almeno la valutazione della scarsità ai singoli Comuni, lasciando alla Regione compiti di indirizzo e supporto. Il testo abruzzese concentra invece la decisione a livello regionale» prosegue la consigliera. "Il rischio concreto è quello di mettere sindaci e dirigenti tra obblighi contrastanti: la normativa statale che disciplina le procedure, la legge regionale che prevede la proroga e il diritto europeo che impone la disapplicazione delle norme incompatibili. Non significa sostenere i Comuni, ma trasferire su di loro il rischio di ricorsi, responsabilità e richieste di risarcimento. La sentenza europea sul Comune di Ginosa consente agli Stati di scegliere il metodo con cui valutare la scarsità, anche combinando un quadro generale con un’analisi concreta dei singoli territori. Non afferma, però, che una Regione possa dichiarare non scarsa l’intera costa regionale e farne discendere la proroga generalizzata delle concessioni". "Resta inoltre il problema delle competenze", scrive Alessandrini. "La Corte costituzionale, con la sentenza n. 89 del 2025 sulla legge toscana, ha chiarito che le Regioni non possono intervenire sugli elementi che incidono sulla concorrenza, come criteri di selezione, condizioni economiche e modalità di scelta del concessionario. La proposta abruzzese va persino oltre, perché pretende di stabilire quando la gara possa essere evitata e per quanto tempo il concessionario uscente possa rimanere. Senza considerare, inoltre, che l’Unione europea ha già richiamato l’Italia per il ritardo nel censimento delle spiagge e per le modalità con cui è stato effettuato: tra le aree disponibili sono state conteggiate anche spiagge inaccessibili o non idonee alla balneazione e alla fruizione turistica, nonché porti e aeroporti. Una scelta che ha alterato artificialmente il rapporto percentuale tra le spiagge affidate in concessione e quelle effettivamente libere e fruibili". Per Alessandrini la strada da seguire è diversa: "La Regione deve creare una struttura tecnica di supporto ai diciannove Comuni costieri, predisporre una banca dati aggiornata, cartografie omogenee, assistenza legale e amministrativa e schemi operativi conformi alla normativa nazionale. Serve equilibrio tra tutela delle imprese attraverso il riconoscimento degli investimenti e la giusta premialità nei bandi dell’esperienza nel settore, oltre a creare una reale concorrenza e progetti di qualità, evitando il rischio che grandi imprese possano partecipare a più concessioni nello stesso comune alterando la concorrenza e schiacciando operatori che hanno competenza e possono garantire qualità del servizio, oltre che il sano diritto di accesso alle spiagge libere che nei Comuni più turistici è molto compresso. Il Governo regionale garantisca equilibrio e serietà evitando di illudere il settore come da anni sta facendo il governo nazionale a guida Meloni, promettendo proroghe e norme continuamente impugnate e annullate dai tribunali italiani e dall’Unione Europea. Ai Comuni servono certezze, non nuove ambiguità". (com/red)

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